I progetti e le reti

Curare e accompagnare: contro la sofferenza inutile

Una Mano alla Vita Onlus  è un'associazione senza fini di lucro fondata nel 1986 con l'obiettivo di sviluppare e sostenere iniziative sanitarie, assistenziali e sociali volte al miglioramento della qualità di vita delle persone affette da cancro, SLA e HiV in fase irreversibile.

Nell'ambito di tale "mission" da sempre hanno ricoperto un ruolo fondamentale la cura e l'assistenza a tali pazienti in stadio terminale, al loro domicilio o presso l’Hospice, mediante l'utilizzo di cure palliative.

Ogni anno l’Associazione sostiene diversi progetti di utilità sociale presso importanti Strutture Ospedaliere milanesi garantendo l’assistenza a circa 890 pazienti inguaribili.

( i pazienti seguiti nel 2013 da ICP e Hospice Niguarda - hospice e assistenza domiciliare- sono stati 894)

Sin dall'inizio "Una Mano alla Vita" ha scelto di svolgere la propria attività di assistenza non isolatamente, ma in sinergia con settori sanitari che si occupano di pazienti terminali, costituendo un importante esempio, tra i primissimi in Italia, di integrazione tra settore pubblico e settore privato no-profit. 

"Una Mano alla Vita" è riconosciuta giuridicamente dalla Regione Lombardia con DPR 12704 del 4 Ottobre 1991, è iscritta nel Registro delle Onlus (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) dal 15 Settembre 1998 ed è Socio fondatore della Federazione Cure Palliative. 

Dal 2005 testimonial dell'Associazione sono il campione di basket Dino Meneghin e il giornalista Filippo Grassia. Il loro volto è apparso ripetutamente nelle campagne sociali dell'associazione.

Il progetto parte dalla constatazione che a Milano città e nella sua provincia (anche se il territorio potrebbe tranquillamente essere esteso a tutta la Lombardia) i servizi dedicati ai malati terminali e gli ambulatori di terapia del dolore sono spesso dotati di risorse professionali insufficienti, impossibilitate ad assistere in modo adeguato il malato terminale e la sua famiglia (quando presente) che spesso, dopo la prognosi infausta, si viene a trovare in uno stato di isolamento e spesso di dolore fisico e malessere acuti. Partendo da questi bisogni, il progetto mira a garantire il diritto alla salute inteso come qualità del tempo che resta (per quanto breve questo tempo possa essere) delle persone che sono giunte alla fine della propria esistenza. Diritto alla salute ma anche tutela della dignità della persona, che deve essere rispettata, accudita, assistita anche o forse soprattutto negli ultimi giorni della propria vita. 

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