I progetti e le reti

Spazio Giallo

Bambinisenzasbarre Onlus è presente in Italia da oltre 10 anni, con attività di formazione e di ricerca in collaborazione con le Università e il Ministero di Giustizia. E’ attiva in rete sul territorio nazionale con il modello di accoglienza Spazio Giallo. Opera direttamente a Milano e in Lombardia.

La missione di Bambinisenzasbarre è quella di promuovere il mantenimento della relazione figlio genitore durante la detenzione e sensibilizzare la società civile perché si faccia carico dei diritti umani, sanciti dalle convenzioni internazionali, in favore dei minori separati dai propri genitori detenuti, affinché il diritto alla genitorialità venga garantito, culturalmente assimilato e reso parte del sistema valoriale.

Il progetto di Bambinisenzasbarre si rivolge a bambini e famiglie, nonchè a operatori del settore e alla società civile più in generale, attraverso la sensibilizzazione e la tutela del diritto al mantenimento del legame genitore-figlio nella difficile situazione del carcere.

Il progetto di accoglienza Spazio Giallo rappresenta un esempio pilota non solo in Italia, ma anche in Europa per le capacità trasformative dell’intero sistema penitenziario in grado di coinvolgere la società esterna a cui il carcere appartiene, a dispetto della sua identità di “istituzione totale” e a dimostrazione di quanto sia cruciale il legame con il territorio e la società libera.

Il Sistema Spazio Giallo, all’interno del carcere, è il “luogo dei bambini”, ma non solo. Qui si fermano, giocano, disegnano, parlano con gli operatori, in attesa del colloquio. Viene definito spazio “psicopedagogico” nel senso che la sua natura e la sua missione non sono quelle della ludoteca ma quelle di un luogo dove, attraverso il gioco e il linguaggio dei bambini, si “curano” le relazioni familiari, si intercettano i bisogni, anche delle famiglie che li accompagnano, e si imposta un paziente e delicato lavoro di relazione e di cura dei bambini, degli adulti, ma anche delle persone che vi lavorano (gli operatori penitenziari) . Questo porta alla scelta di una cura attenta e minuziosa dell’ambiente e di tutti gli elementi/segni/messaggi che lo definiscono come tale. 

L’obiettivo è di offrire al bambino gli strumenti che lo aiutano a orientarsi, collocarsi in uno spazio fisico e a potenziare le sue possibilità di rielaborazione emotiva di un’esperienza potenzialmente traumatica. 

Prevede: 

  • interventi ambientali che lo “riconoscano” e lo guidino in un percorso dedicato 
  • interventi in interno, che confermano il suo riconoscimento e la sua presenza 
  • una mappa attraverso la quale può collocarsi, riconoscendone la segnaletica, negli spazi e nei momenti che andrà a vivere.

Il progetto prevede la riqualificazione dello spazio, una ricognizione e “ridisegno” delle tappe di ingresso, coinvolgendo anche lo spazio antistante il carcere. L’aspetto più delicato della riqualificazione riguarda l’analisi delle procedure che regolano l’entrata dei familiari e che condizionano le relazioni. 

La cura delle relazioni prevede l’adattamento delle procedure alle esigenze di benessere relazionale delle persone e dei bambini che vivono i luoghi. L’attenzione va data al primo colloquio, momento in cui avviene l’impatto con il carcere, per il bambino potenzialmente traumatico.

Spazio Giallo è lo strumento perché i bambini (e le famiglie) trovino un luogo di appartenenza che compensi e riduca il senso di estraneità del carcere e il suo impatto. 

La riqualificazione del percorso e della sala deve essere programmata e concordata con l’Istituto e diventare uno strumento di ricerca – azione che può coinvolgere anche gli stessi bambini con eventi ludici di “appropriazione” degli spazi.

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